Sgarbi sale sui colli del prosecco. Goldin, Urbino e quattro proposte

Il critico ferrarese: «Mi piacerebbe lavorare con Marco»

Vittorio Sgarbi entra trafelato al ristorante da Gigetto a Miane, fra i colli del prosecco, nel Trevigiano. È partito all’alba da Pontremoli. La stanchezza gli sparisce appena annuncia che il padre 93enne Giuseppe ha vinto il Bancarella Opera prima: lo considera una rivincita sul Campiello mancato. Che cosa ha spinto il critico ferrarese a inerpicarsi fino alla Pedemontana veneta? Lo attende al tavolo Marco Goldin, in questi giorni in «ritiro » a Cison di Valmarino per la scrittura del libro dedicato alla mostra «Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento », a Vicenza dal 24 dicembre al 2 giugno 2015. Sgarbi non vuole mangiare, chiede un’insalata, poi non riesce a dire di no alle tagliatelle ai funghi e al carpaccio di manzo. L’assessore alla Rivoluzione della Città di Urbino vuole coinvolgere lo studioso e curatore trevigiano in quattro progetti.

 

All’inizio dello scorso giugno a Roma lo aveva detto in modo chiaro: Goldin è il migliore e lo considero un figlio. Lo ha ripetuto anche ieri aggiungendo che il suo «outing» lo ha sdoganato, almeno parzialmente, agli occhi di quella parte di mondo accademico che ancora vede con sospetto il successo delle mostre di Linea d’ombra. Ma veniamo alle proposte di Sgarbi. Si parte da quella più lontana nel tempo. «Stiamo pensando a una mostra sul non-finito, sulle opere incompiute dei grandi artisti. I “non finiti” nella loro compiutezza – si infervora – dal tardo Tiziano a Michelangelo, da Guido Reni a Renoir e Cezanne. Io mi occupo del periodo classico e ovviamente Goldin dell’Ottocento e del Novecento ». Il luogo? Tutto da decidere.

 

Sicura la musica nelle sale: l’Incompiuta di Schubert. Secondo progetto, più vicino nel tempo, riguarda la collezione personale dell’assessore alla Rivoluzione. Oltre 40 pezzi, Sgarbi vorrebbe esporla a Palazzo Litta, a Milano, nei giorni dell’Expo. Qualche nome: Cagnacci, Morazzone, Dell’Arca, Tiziano, Guercino. Terzo progetto: portare a Urbino il ritratto «La bella principessa », attribuito recentemente a Leonardo. Sgarbi è in testa fra gli studiosi che sostengono la paternità leonardesca di questo dipinto. Ultimo progetto: portare a Urbino nel marzo dell’anno prossimo la mostra di López García che Goldin allestirà a Palazzo Chiericati nello stesso periodo della grande mostra sui notturni. Si sa, Sgarbi considera lo spagnolo il maggior pittore vivente e vorrebbe ardentemente portare la mostra vicentina nelle Marche.

 

«Goldin ha un grande merito: non pensa solo ai grandi nomi che appaiono nei titoli delle sue mostre ma ha un amore sincero per molti artisti considerati minori, come quelli che ha ospitato per anni a Palazzo Sarcinelli». Il critico trevigiano ascolta, raccoglie informazioni, annuisce, solleva obiezioni, sorride di fronte alle battute. «Considero Sgarbi uomo di grande intelligenza – dice Goldin – sono contento che desideri collaborare con me e abbia voluto condividere i suoi progetti. Ma prima di essere un organizzatore di mostre sono un critico e fra i quattro progetti sono interessato particolarmente a quello sul “non finito”». I due ne avevano già parlato assieme a Roma. «Lo preferisco – conclude Goldin – perché sarebbe un’occasione per compiere un percorso critico insieme. Inoltre di fronte a noi c’è un orizzonte di tempo più ampio. Così le cose si possono studiare meglio». Sgarbi monta in auto e si lascia alle spalle le nuvole sopra Cison. Appuntamento a settembre.

 

Corriere del Veneto – Cultura e tempo libero 22 luglio 2014 

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